GIANNI BERENGO GARDIN

28 FEBBRAIO 2022
Il Circolo vi invita ad un importante evento:
avremo il piacere e l’onore di proporre in anteprima una intervista esclusiva
per il CFM realizzata da Roberto Mutti e montata da Lorenzo De Francesco.
Il grande fotografo Gianni Berengo Gardin ripercorre in un dialogo ricco di spunti la sua passione per la fotografia, da dilettante a professionista, i suoi modelli, le sue frequentazioni e le sue realizzazioni più famose, facendoci entrare nella sua concezione di fotografia.
Verrà proiettato il documentario in versione integrale di 43′, mentre un estratto di 10′ è disponibile in anteprima sul canale YouTube del circolo Fotografico Milanese a questo link
Al termine gli autori saranno a disposizione per un dibattito.
BIOGRAFIA
Nasce a Santa Margherita Ligure nel 1930, cresce e studia a Venezia.
Inizia a dedicarsi alla fotografia all’inizio degli anni ‘50. La formazione fotografica di Berengo Gardin ebbe una svolta proprio grazie alla Magnum (anche se indirettamente): all’inizio degli anni ‘60 venne in contatto con Cornell Capa, che gli fece avere alcuni libri di fotografia: da quel momento stabilisce che la sua fotografia dovrà seguire le orme dei grandi fotografi di Life e Magnum, raccontando la società con gli occhi di un artigiano votato all’impegno sociale.
Da lì ebbe inizio una carriera da fotografo professionista che lo ha portato a realizzare oltre 200 mostre in tutto il mondo ed altrettante pubblicazioni.
Alcuni suoi lavori hanno toccato tematiche veramente delicate della società italiana. Negli anni ‘70 realizza Morire di Classe, un reportage sui manicomi italiani.
Ma Berengo Gardin ha toccato anche molti altri temi, dalla vita dei gitani ai più recenti problemi legati al passaggio delle grandi navi nella sua amata Venezia, che lo hanno portato al centro di un aspra polemica con il sindaco della Serenissima.
Berengo Gardin è stato spesso accostato a Henri Cartier-Bresson per il lirismo della sua fotografia. Ma è lui stesso a negare questo accostamento, pur ribadendo il rispetto per Bresson:
Mi dicono spesso che sono il Cartier-Bresson italiano, in realtà sono il Willy Ronis italiano, anche se una delle cose di cui più mi vanto è la dedica in cui Henri Cartier-Bresson mi scrive: “A Gianni Berengo Gardin con simpatia e ammirazione.” Avere l’ammirazione di Cartier-Bresson è il massimo, poi si può morire in pace.