Circolo Fotografico Milanese

Fondato nel 1930

BFI Benemerito della Fotografia Italiana
EFI Encomiabile della Fotografia Italiana

Affiliato alla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche  FIAF

Ci teniamo ad avvisare che a partire da oggi, 7 ottobre 2015, si sono chiuse le iscrizioni ai seguenti corsi:

  • corso base 1 e 2
  • corso di storia del fotoreportage

 

Rimangono invece alcuni posti disponibili per il corso di post produzione e per quello sugli audiovisivi.

Il consiglio direttivo

 

 

Sergio Magni si è spento a seguito di una malattia che in breve tempo lo ha portato via.
In queste ore abbiamo ricevuto condoglianze e già molto di lui si è scritto e letto sul web.
Noi ci siamo presi il tempo per pensare cosa potesse aver senso dire di lui in questo momento: solo poche righe.
Anche se ciò che ha significato Sergio Magni per il Circolo Fotografico Milanese e il ruolo che il circolo ha avuto nella sua vita non si può riassumere in poche parole.
Dovremmo ripercorrere più di quarant’anni di storia associativa, dedicati alla condivisione di pensieri, immagini, esperienze. Perchè per Sergio la fotografia era questo: uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per comunicare tra di noi.
Talvolta, con la complicità della fotografia, si incontrano nuovi amici. Così la fotografia diventa una cosa buona” , con queste parole infatti amava incominciare le serate importanti,
Negli anni Sergio ha condiviso l’interesse per questo linguaggio straordinario con centinaia di persone, prodigandosi nel diffonderlo in numerosi ambiti: associazioni fotografiche, eventi dedicati alle letture portfolio, conferenze e, costantemente, nei corsi e nelle riunioni settimanali tenute presso il “suo” circolo.
Ha insegnato molto a tutti, non amava sentirselo dire, ma in fondo era fiero e consapevole di questo. E in molti si sentiranno orfani della sua figura, del suo modo semplice e diretto di esprimersi.
A noi del CFM, che abbiamo avuto il privilegio di averlo sempre presente, disponibile all’ascolto e all’insegnamento, mancherà come guida, come prezioso amico e con enorme difficoltà dobbiamo ora incominciare il nuovo anno sociale senza di lui.

Ognuno di noi ha pensieri legati alla memoria di Sergio Magni che resteranno indelebili nel tempo. Per meglio ricordarlo vorremmo creare un racconto a più voci pubblicando qui, sul sito del CFM, le testimonianze che riceveremo da parte di chi lo ha conosciuto.

Milano, 13 settembre 2015

ATTENZIONE: le iscrizioni al corso  base di fotografia sono chiuse!

 

Sono però ancora aperte le iscrizioni ai nostri corsi di fotoreportage e post-produzione.

Per i dettagli consultare la sezione QUOTE/MODALITA’ di ISCRIZIONE.

Raccoglieremo le iscrizioni sino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti (35 per il corso di base e di fotoreportage, 20 per il corso di post-produzione).

Avranno inizio a partire dal 13 ottobre 2014 e si terranno presso la sede CRAL,  Via Bezzecca 24.

Il 6 ottobre organizzeremo la serata di benvenuto ai nuovi iscritti, verranno presentati i docenti ed i corsi: sarà questa la prima occasione ufficiale per incontrarci tutti insieme.

Ricordiamo infatti che iscriversi ad uno dei corsi del Circolo Fotografico Milanese significa prima di tutto entrare a far parte del circolo a tutti gli effetti, diventandone, appunto, socio effettivo. I soci si riuniscono tradizionalmente ogni lunedì sera a partire dalle 21, nel salone principale ed i programmi delle serate verranno pubblicati ogni due mesi, sul nostro sito.

Tutte le informazioni dettagliate  sui contenuti dei tre corsi e sulle modalità di iscrizione sono ampiamente descritti e raccolti nell’apposita sezione di questo sito dedicata ai CORSI:

Sezione Corsi

Qualora poi doveste avere ulteriori dubbi o necessitare di altre particolari informazioni potrete scrivere a:

info@milanofotografia.it

oppure telefonare al 340 0542550.

  • I corsi di fotografia curati dal Circolo Fotografico Milanese sono “Corsi patrocinati dalla FIAF” (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) che ne garantisce la serietà organizzativa e la preparazione della docenza.

    Il Circolo Fotografico Milanese, con il patrocinio della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), propone un programma didattico studiato per fare in modo che i partecipanti diventino consapevoli dei propri scatti fotografici, attraverso il corretto utilizzo del linguaggio fotografico (dalla fase di scatto alla stampa). A tal fine proponiamo un programma didattico articolato in tre sezioni:

    • Corso di Fotografia di Base
    • Corso avanzato “Il racconto fotografico”
    • Corso Base di Audiovisivi

    scarica il modulo di iscrizione

  • Sede dei corsi di fotografia: aule sede CRAL, Via Bezzecca 24, Milano.

    TUTTI I CORSI NECESSITANO L’ISCRIZIONE PREVENTIVA AL CIRCOLO FOTOGRAFICO MILANESE

    COME ISCRIVERSI

    Per iscriversi a uno dei corsi del Circolo Fotografico Milanese (CFM), è necessario iscriversi anche al Circolo e al CRAL (caselle già precompilate nel modulo).

    La quota d’iscrizione al Circolo Fotografico Milanese è di € 120,00 (€ 55 iscrizione annuale al CFM e € 65 iscrizione al CRAL)

    e dà diritto a:

    • Iscrizione per un anno al Circolo Fotografico Milanese BFI (Benemerito della Fotografia Italiana) che consente di partecipare a tutte le attività del Circolo e, in particolare, agli incontri del lunedì sera (ore 21:00, Salone di via Bezzecca 24) dei quali verrà inviato dettagliato programma;

    • Iscrizione per un anno al CRAL Comune di Milano (con le previste agevolazioni in campo culturale, artistico e turistico) e alla relativa Sezione Fotografia;

    • Iscrizione a uno dei corsi organizzati per il corrente anno sociale al costo di € 75.

    Alla suddetta quota raccomandiamo di aggiungere l’iscrizione opzionale alla FIAF (Federazione
    Italiana Associazioni Fotografiche). Consultare a questo link tutti i vantaggi esclusivi dei soci FIAF:
    http://www.fiaf-net.it/tesseramento/tesseramento.html

    Tariffe iscrizione FIAF:
    – Soci ordinari € 50;
    – Soci junior, sotto i 25 anni, € 25;
    – Nuovi soci iscritti a un corso patrocinato FIAF € 30.

    Per iscriversi, compilare e firmare il modulo e inviarlo, insieme alla ricevuta del pagamento eseguito, all’indirizzo mail del circolo: organizzazione@milanofotografia.it

    A conclusione dei corsi, organizzeremo una serata espressamente dedicata ai soci-corsisti: i partecipanti presenteranno i loro scatti più significativi e/o un portfolio mettendoli in mostra condividendoli così con tutti gli altri soci del circolo.

    scarica il modulo di iscrizione

    Per informazioni:

    mail : organizzazione@milanofotografia.it

     

Di seguito il programma del Circolo per i prossimi due mesi.

MARZO

  • 05 MARZO — SERATA SOCI E INFORMAZIONI SU COME PREPARARE I FILE PER LA STAMPA                                                                                                                                     Siete invitati a portare le vostre fotografie, lavori e progetti in corso, completati, appena iniziati per avere commenti, consigli e scambi di opinione e anche per preparare un eventuale portfolio da presentare ai lettori durante la serata dedicata del 16 aprile. Inoltre, vi daremo informazioni e raccomandazioni utili per preparare le immagini per la stampa: seguendo alcuni accorgimenti riuscirete a ottenere immagini stampate in modo corretto, in questo modo, ovunque scegliate di stampare, i risultati saranno sempre coerenti con le vostre aspettative
  • 12  MARZO — REVISIONE E COMMENTO USCITA FOTOGRAFICA DEL 25 FEBBRAIO Seguiranno dettagli sull’organizzazione della serata
  • 19 MARZO — LA LENTEZZA IN FOTOGRAFIA E ALTRI SEGRETI A CURA DI MOSÈ FRANCHI    Il titolo parla di lentezza, ma nulla ha a che fare con la pigrizia o la stanchezza. In questo caso il sostantivo intende indicare la giusta attenzione alle varie fasi della creazione fotografica: dallo scatto in poi. L’incontro, quindi, si presenterà come un viaggio che dall’idea (immancabile) porterà all’esposizione delle immagini. Di mezzo c’è tutto, ma quello che ci vuole e serve: quale scatto e le sue scelte. Mosè Franchi, Direttore della prestigiosa rivista di fotografia Image Mag, si occupa da sempre di fotografia e linguaggio fotografico. Oltre a essere un bravo fotografo, tiene corsi, workshop e letture portfolio in tutta Italia. Gianni Berengo Gardin, di cui è amico da lunga data, è il suo fotografo di riferimento.
  • 26 MARZO — CARLA FIORINA – FOTOGRAFIE DI REPORTAGE Carla ci mostrerà le stampe di alcuni suoi lavori di reportage che poi verranno proiettati per commentare le immagini e la loro storia. Seguiranno dettagli sulle opere presentate. Carla Fiorina, nata e residente a Torino, si dedica alla fotografia da circa quindici anni. Appassionata di gente e genti, fotografa per raccontare le loro storie, anche quelle che durano lo spazio di uno scatto. La sua Street Photography si svolge per le strade del mondo. Tiene lezioni di fotografia nei Corsi Base e Avanzato della Società Fotografica Subalpina. È stata insignita dalla FIAF del titolo di AFI (Artista della Fotografia Italiana). Dalla sua biografia: Racconto storie di persone, genti, culture, tradizioni. Racconto storie che durano da una vita o si consumano nello spazio di un attimo. Racconto quello che vedo senza alterare nulla, senza intromettermi né giudicare. Fotografo per conoscere e capire, con rispetto, spesso con ammirazione. Raccolgo attimi di vita vera e vissuta perché non so inventare una realtà, né distorcerla. La vivo e la documento con un click.
APRILE
  • 02 APRILE — LUNEDI’ DELL’ANGELO – CHIUSO
  • 09 APRILE — QUARTA TAPPA RALLY – TEMA “IL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ ATTUALE”    Il ruolo della donna è decisamente cambiato negli ultimi anni, anche se purtroppo siamo ancora lontani da trattamento paritario. Raccontateci le vostre storie di donne e i loro ruoli nella società attuale.
  • 16 APRILE — LETTURA PORTFOLIO SOCI A CURA DI LETTORI ESTERNI ACCREDITATI     La lettura portfolio è un momento di confronto utile e importante per sottoporre i nostri progetti fotografici, appena iniziati, conclusi o in corso. Potete presentare da un minimo di 8 a un massimo di 15 fotografie per progetto. Durante la serata i lettori esamineranno insieme i lavori dei soci che si prenoteranno. Sarà possibile esaminare 8 lavori. Prenotatevi al più presto inviando una mail con oggetto  LETTURA PORTFOLIO a: organizzazione@milanofotografia.it
  • 23 APRILE — TATIANA AGLIANI – COMUNICARE LE DIFFERENZE. RAPPRESENTAZIONI DELL’ALTRO OLTRE IL LUOGO COMUNE   Tatiana Agliani è curatrice e storica della comunicazione visiva. Si laurea in Lingue e Letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove consegue anche il titolo di dottorato di ricerca in Civiltà dell’India e dell’Asia Orientale. A partire dal 1998 inizia a collaborare con il fotografo Uliano Lucas con il quale si occupa di fotogiornalismo. Contestualmente cura mostre e volumi sulla fotografia come strumento di analisi dell’evoluzione della mentalità collettiva e su singoli autori italiani e stranieri, fra i quali ricordiamo Pablo Volta, Lisetta Carmi, Luigi Cavagna, il giapponese Seiichi Enomoto e il cinese Wang Qingsong. Attualmente lavora come curatrice di mostre e volumi e come responsabile dell’Archivio di Uliano Lucas. È inoltre autrice di diversi testi sul fotogiornalismo italiano e i suoi protagonisti. La fotografia è comunicazione, cioè “mettere in comune” e quando noi fotografiamo condividiamo con gli altri il nostro modo di vedere e di rappresentare la realtà che ci circonda. Tatiana Agliani ci fornirà argomenti per farci meglio comprendere la fotografia di documento e anche prepararci alla serata in cui sarà nostro ospite Uliano Lucas, famoso fotoreporter freelance che ci farà rivivere cinquant’anni di storia attraverso le sue fotografie.
  • 30 APRILE — PONTE PRIMO MAGGIO – CHIUSO
Di seguito il programma del Circolo per i primi due mesi dell’anno 2018

GENNAIO 2018

  • 8 gennaio – RALLY SECONDA TAPPA

Il titolo della seconda tappa del concorso rally del CFM è “Milano quando piove” . Ricordiamo a tutti i partecipanti che si sono iscritti e che non usufruiscono del servizio di stampa del Circolo, di portare le proprie stampe entro le 20e30 della serata seguendo le direttive sulle dimensioni delle stesse.

  • 15 gennaio – LA STORIA DEL CFM: UNO SGUARDO SU ALCUNI AUTORI
La storia del Circolo Fotografico Milanese è lunga e importante, Carlo Cavicchio ci mostrerà le fotografie di alcuni autori che hanno fatto la storia del nostro circolo.
  • SABATO 20 gennaio – USCITA FOTOGRAFICA DI GRUPPO –
Seguendo il progetto di esplorazione urbana cominciato l’anno scorso, proseguiremo con l’esplorazione della zona della bovisa. L’ organizzazione dell’evento è a cura di Laura Zulian, seguiranno mail con i dettagli.
  • 22 gennaio- DUE SOCI PER UNA SERATA
Sabrina Polo e Angelo Pepe saranno i protagonisti di questa serata durante la quale si faranno conoscere meglio mostrandoci i loro lavori e progetti fotografici
  • 29 gennaio – REVISIONE E COMMENTO CRITICO
Dopo ogni uscita fotografica di gruppo procederemo in quetsa serata alla revisione e commento critico delle foto scattate durante l’uscita fotografica del 20 gennaio.

FEBBRAIO 2018

  • 5 febbraio- serata preparazione alla terza tappa del rally sulleTRADIZIONI NEL MONDO 

La terza tappa del rally prevede la presentazione di lavori riguardanti le tradizioni nel mondo. Molti fotografi professionisti si sono già  cimentati su questo tema. Questa serata sarà dedicata ai lavori di reportage di importanti fotografi su tradizioni tipiche italiane. Lo scopo della serata è dimostrare come questi fotografi hanno affrontato il tema e hanno selezionato gli scatti dei loro lavori, in modo da guidare i partecipanti al rally nel processo di editing del lavoro.

  • 12 febbraio – SERATA DIDATTICA DI APPROFONDIMENTO – IL RITRATTO
Sarà ospite del CFM, Raoul Iacometti (Autore dell’anno FIAF 2015) che illustrerà tecniche ed esempi sul tema della fotografia di ritratto. Durante la serata verranno anche esaminati e discussi anche i lavori di alcuni soci e allievi del Corso Base.
  • 19 febbraio – RALLY TERZA TAPPA
La terza tappa del concorso Rally fotografico del CFM affronta il tema delle Tradizioni del mondo.

SABATO 24 febbraio – USCITA FOTOGRAFICA DI GRUPPO –

seguiranno dettagli sulla zona della nuova esplorazione urbana

  • 26 febbraio – FOTOGRAFIE E ALTRE STORIE
Ritorna Raoul Iacometti, insieme a Carlo Negri (autore televisivo e scrittore). “Fotografie e altre storie” nasce dalla fotografia e con la fotografia, grazie all’intuizione di Raoul Iacometti e dalla voglia di far uscire quest’arte dalle porte, spesso spesse, della mera tecnica, delle regole “sopra tutto e tutti”.
Sarà una serata di fotografia, ma non solo… immagini, parole, gesti e suoni che si mescolano e si fondono.

James Nachtwey, uno tra i più importanti fotoreporter di guerra contemporanei è in  mostra presso Palazzo Reale con  “Memoria”, la più grande retrospettiva sul  suo lavoro che parte proprio dalla nostra città per poi proseguire per un tour mondiale. In occasione della presentazione di questa mostra Roberto Koch intervista James Nachtwey (Sala Conferenze – Palazzo Reale, 1 dicembre 2017). Grazie al lavoro della nostra socia Sabrina Polo, abbiamo la trascrizione e traduzione di questa intervista, che è un importante documento e che vi consigliamo di leggere.

Ho voluto diventare un fotografo per essere un fotografo di guerra.
Ma ero guidato dalla convinzione che una fotografia che riveli il volto
vero della guerra sia quasi per definizione una fotografia contro la guerra.
James Nachtwey

Roberto KochDalle parole di Wim Wenders nella “Laudatio per James Nachtwey” a Dresda (1), si evince molto di questi 40 anni di lavoro che hanno segnato un riferimento assoluto nella storia del foto giornalismo. Qual è stato, 40 anni fa, il motivo che l’ha portato a scegliere la fotografia, che non era qualcosa di connaturato in lui ma è stato qualcosa che ha capito nel corso del tempo?

James Nachtwey: Sono un fotografo autodidatta. La mia principale ispirazione viene dalla guerra del Vietnam e da
tutto quello che è stato il movimento per la difesa dei diritti civili nel mio paese, gli Stati Uniti d’America, nel periodo in cui ero uno studente universitario. Le immagini dei fotoreporter e dei fotografi avevano grandemente influenzato il mio punto di vista e davvero mi hanno molto aiutato a farmi un’opinione su quello che stava succedendo, soprattutto nel mio paese ma anche fuori. Trovo che le immagini che i fotografi pubblicavano sui vari media in quel periodo erano molto diverse dalla retorica militare e politica, dalla descrizione che l’esercito e i politici facevano dei fatti dell’epoca. Le immagini erano decisamente molto, molto più crude e questo mi ha molto aiutato a capire la discrepanza, lo iato che c’è fra i problemi degli esseri umani e anche come i problemi e le tragedie degli esseri umani venivano rappresentati in politica. La fotografia documentaristica mi ha dato veramente la possibilità di capire quali fossero i veri valori sociali che questa fotografia rappresenta. Non ho preso però la decisione di diventare fotografo se non dopo aver terminato gli studi e aver preso la laurea. Dal punto di vista delle mie doti personali non c’era assolutamente nulla che facesse presagire un’attitudine particolare o un talento particolare nella fotografia. La mia è stata una decisione deliberata perché ci credevo.

Roberto KochQuesta discrepanza fra ciò che vuole mostrare la politica e ciò che, invece, testimonia il
fotoreporter come si risolve?

James Nachtwey: Uno dei valori principale della fotografia che documenta l’attualità è che ci fa porre delle domande; ci si pone davanti ad una serie di quesiti, non solo i quesiti che mettono in dubbio ciò che viene fatto a livello dei rappresentanti politici e del loro operato: questo tipo di fotografica mette la classe dirigente che ha il potere decisionale di fronte alle sue responsabilità riguardo alle politiche da scegliere perché è attraverso la descrizione di un singola situazione e di ogni singolo essere umano, prendendo in considerazione anche le cose apparentemente più risibili, che si dà il giusto risalto agli esseri umani che vivono sull’orlo della storia.
Il compito della fotografia è proprio di narrare le storie, di tracciare un parallelo fra le singole storie e l’umanità e di creare un legame fra chi guarda queste fotografie e il contenuto delle immagini stesse. Molto spesso i politici e i leader militari agiscono sulla base dei loro programmi e allora, davvero, le domande che il mio lavoro spinge a fare sono proprio queste: spronare chiunque, ogni singolo cittadino, ogni singolo membro di una popolazione a chiedersi cos’è il potere e cosa fa il potere. Il mio lavoro è un lavoro che non indietreggia mai di fronte ad una missione come questa perché è un lavoro di rivelazione di ciò che accade; è un lavoro di aiuto e di critica nei confronti di ciò che
viene fatto a livello politico perché attraverso questo è possibile creare gruppi coesi di cittadini, gruppi uniti nella popolazione che, conoscendo e capendo l’informazione che viene pubblicata sulla stampa, può cambiare le cose: l’informazione è potere e il potere si declina in una serie di diritti più o meno esercitati. L’azione migliore che i giornalisti possono svolgere è di mettere a nudo questo potere. Dipenderà da tutti i cittadini usarlo in modo appropriato. Chi fa questo tipo di lavoro fa “progresso” perché mette in discussione tutto ciò che viene detto
dalla politica. Ecco perché il lavoro dei giornalisti viene in tutto il mondo minacciato: veniamo minacciati e perseguiti dal potere, veniamo spesso imprigionati e spesso uccisi. Perché noi sfidiamo ciò che gli altri non osano fare. Attraverso il coraggio dei giornalisti bisognerebbe riuscire a avere un anelito per la libertà, per una vita libera.

Roberto Koch: La mostra in corso ha il titolo “Memoria” ed è appunto una retrospettiva di questi 40 anni di
lavoro. Hai avuto l’occasione di incontrare tantissime persone e stabilire una relazioni con loro, di vedere molte vittime di ingiustizia, di guerra e hai avuto occasione di incontrare personalità straordinarie. In particolare vorrei chiederti del tuo incontro con Nelson Mandela, che all’interno della mostra è presente in una fotografia nella grande sezione dedicata al sud Africa. Ci racconti il tuo incontro con lui e come il politico è chiamato a difendere il proprio paese?

James Nachtwey: Mandela è il mio eroe personale, è davvero il mio esempio di leader carismatico. Spesso mi chiedo perché ce ne siano così pochi, al mondo, di leader del calibro di Mandela. E’ un uomo che ha sofferto terribilmente, al quale il regime ha imposto sofferenze terribili come i 27 anni di lavori forzati. Nel corso di questi anni non perse mai la speranza: continuò a lavorare alacremente e a fare resistenza alle politiche dall’apartheid. La sua grande personalità è emersa dopo, quando salito al potere, ha completamente ricusato il razzismo e qualsiasi tipo di vendetta, che una persona di più bassa elevatura avrebbe messo felicemente in atto approfittando della situazione di potere. Lui, invece, ha portato l’intera popolazione del suo paese a continuare questa resistenza, ha salvato il suo paese, ha evitato che ci fossero vendette sanguinose e si è prodigato per costruire l’armonia. Bisogna chiedersi perché sono così pochi i leader generosi? Avrebbe potuto diventare presidente a vita e molti al suo posto avrebbero entusiasticamente accettato questa carica. Lui invece salì al potere e rimase presidente per un unico mandato, dopodiché passò il testimone a qualcun’altro. Mi chiedo, nuovamente, perché così pochi?

Roberto Koch: Nella mostra le fotografie di James Nachtwey scorrono da un prologo in cui si vede la sua fotografia di guerra degli anni precedenti alla caduta del muro di Berlino, ad un momento di passaggio significato dalla caduta del muro che ha dato vita a un disordine mondiale non conosciuto prima, quindi nuovo, e poi ad un altro punto di svolta nella sua ricognizione storica di  quello che era il mondo durante il corso di questi decenni, che è stato l’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre 2001. Vorrei chiedere a Jim un commento sul fatto che ci fosse una guerra a casa sua in quel momento, a New York, e se ci racconta cosa è successo quando, rientrato a casa prima del previsto, si è trovato in mezzo a questa guerra colossale contro l’America. Come l’ha vissuto?James Nachtwey: Sono rientrato a New York dalla Francia dov’ero in gita con amici, prima del previsto, alle ore 23 del 10 settembre. La mattina successiva, quando mi alzai guardai fuori dalla finestra e vidi il World Trade Center in fiamme, e la Torre Sud che stava bruciando. Immediatamente presi tutta l’attrezzatura e la macchina fotografica, senza aver bene capito cosa stesse accadendo. Poi detti ancora un’occhiata fuori dalla finestra e capii che anche la seconda torre era stata colpita: lì mi fu chiaro che gli Stati Uniti erano sotto attacco e che eravamo entrati in guerra. Come faccio spesso in queste circostanze, io corro verso tutto ciò da cui tutti gli altri fuggono via. Cercai di dribblare le auto della polizia e mi diressi verso la Torre Sud che era completamente in fiamme e riuscii a fare le foto del crollo – stava crollando di fronte a i miei occhi – e continuai ad andare verso la torre, incapace di fermarmi. Sorprendentemente la mia mente entrò in una modalità che posso definire “a rallentatore”: tutti questi detriti, tutte queste putrelle di acciaio che mi stavano volando addosso sembravano quasi dei fiammiferi e ho pensato, per tutto quel lasso di tempo, a fare solamente il mio lavoro e a catturare queste immagini. Sono tornato ad una situazione di tempo reale solo all’ultimo fotogramma: stavo filmando e quando finì la pellicola, all’ultimo fotogramma tornai alla realtà; anche lì mi ritrovai a correre verso quello che era stato l’obiettivo, la zona dalla quale scappavano tutti. Però mi sono reso conto della gravità della situazione e per non soccombere ho cercato protezione, mi sono avventurato verso la seconda torre, ho dribblato le auto della polizia; la situazione era assolutamente spaventosa: c’era fuoco dappertutto, c’erano un sacco di auto della polizia completamente distrutte e la sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi dentro un film di fantascienza che stesse descrivendo l’apocalisse. Poi vidi cadere la seconda torre e capii che aver pochissimo tempo per salvarmi. Ho pensato “devo mettermi in salvo” – probabilmente si è acceso un istinto di sopravvivenza. Tutto divenne completamente nero, mi sentivo soffocare e pensai di essere arrivato al punto di essere sepolto dai detriti anch’io come tanti altri. La cosa terribile era la ricerca di persone che tutti facevano disperatamente, ma c’erano solo cadaveri: è stranissimo in una situazione così non vedere più nessun ferito. Non sapevo dove stessi andando ma molto lentamente cercai di trascinarmi avanti finché vidi dei bagliori, come piccole stelle di luce, ed erano le luci delle macchine della polizia distrutte. Mi ricordai che ero venuto da quella parte e
piano piano misi a fuoco i fari delle auto e riuscii ad uscire e a vedere la luce da quell’oscurità totale. Tornai più tardi in quello che ormai era diventato Ground Zero e rimasi per il resto della giornata; mi resi conto che era totalmente inutile la ricerca che i soccorritori e la polizia facevano perché di sopravvissuti non ce n’erano assolutamente. Non solo, ma non c’erano nemmeno feriti; ti pietrificava l’idea che non ci fossero nemmeno feriti sotto quelle macerie. Devo dire che ho assistito a tante battaglie ma non ho mai visto nulla di simile. Ciò nonostante mi sono detto “devi lavorare”, dovevo andare avanti. Ho pensato che proprio quel giorno la nostra storia e la nostra vita erano cambiate per sempre.

Roberto Koch: Un filo rosso che attraversa tutta la mostra “Memoria”è quello della compassione: c’è uno sguardo compassionevole da parte di James Nachtwey nei confronti di quei gesti di tenerezza di aiuto a sopportare la sofferenza, di amore fraterno e materno; vediamo alcune fotografie dei Balcani, della tragedia dell’agente arancio, del dramma dell’aids e della tubercolosi, del Darfur dove la carestia sta mietendo tante vittime e soprattutto a quest’ultima grande storia dei profughi che vengono in Europa e arrivano stremati per cercare un’opportunità. Ma c’è anche una grandissima installazione, che è un affresco sulla medicina di guerra. E’ un affresco realizzato da tante fotografie composte insieme, in un grande quadro di 60 diverse immagini sulla chirurgia di guerra, dove si vedono le persone che vengono aiutate da chirurghi ed infermieri a sopravvivere ad
un trauma tremendo. Questa è un’installazione particolare e volevo chiedere a Jim come gli è venuta l’idea di realizzarla.

James Nachtwey: Era la fine del 2003, mi trovavo in Iraq, a descrivere quello che stava succedendo. Sono stato
colpito da una granata e sono stato ferito piuttosto gravemente. Il soldato che stava con me perse una mano e altri soldati furono feriti gravemente. Fui portato in un ospedale da campo dove mi operarono e poi mi portarono in una base americana in Germania, dove mi operarono nuovamente: mi ci vollero mesi di riabilitazione per guarire. Due anni dopo tornai in Iraq e, con il ricordo di quell’esperienza, ceraci di descrivere con i miei occhi, con gli occhi di chi ci è passato, quello che vedevo, fotografando gli altri. Sono stato con i medici e ho fotografato in molti ospedali da campo del paese che erano sottosopra perché nel mezzo della guerra, nel pieno degli attacchi ma i medici cercavano ininterrottamente di salvare vite umane. Quello che mi ricordo di questa esperienza era il grande caos, il carnaio che c’era sempre in questi ospedali, i movimenti rapidi che dovevi imparare a fare per non dare fastidio e dovetti imparare a lavorare con loro se non volevo farmi cacciare via. Io stavo vicino ai medici e ho imparato a muovermi velocemente e a lavorare in armonia di movimento con loro, per non intralciare i soccorsi. Quando arrivò il momento di scegliere queste immagini mi resi conto che non potevo scegliere solo una fotografia perché una sola immagine non avrebbe mai potuto trasporre quello che si prova in una situazione come quella e così ho creato una specie di montaggio cinematografico, in modo che chi le guarda possa mettere a fuoco dei frammenti e l’intensità non resti superficiale ma possa permeare davvero chi guarda queste immagini.

Pubblico: Vorrei tornare al linguaggio, a come si deve fare questo lavoro. E’ una considerazione più che una domanda: si dice che un’immagine vale cento parole. Jim ha fatto una grande differenza fra il linguaggio delle fotografie e quello scritto: la scrittura usa metafore che la fotografia deve distruggere o svelare perché ci nascondono la realtà. La sua precisione nello scegliere le parole che accompagna le sue immagini è incredibile ed è attento anche ad ogni dettaglio dell’immagine. Come facciamo a capire quando ciò che ci accade di fronte è una testimonianza affidabile e quanto può essere una metafora da svelare?

James Nachtwey: Non c’è nulla di dogmatico, io lavoro così, non seguo un modello di realtà e non cerco conferme su ciò che so già. Lavoro perché voglio scoprire ed esplorare. Ho seguito la mia ispirazione, sempre. Ho imparato che la fotografia ha una sua disciplina intrinseca ma il mio lavoro è in gran parte improvvisazione, apertura e non chiusura, è la possibilità di avere un contatto visivo con tutto ciò che si può vedere ma è anche un afflato dell’anima, è anche un emozione, è anche un’azione intellettuale. Devo sempre ripetere questo: sono aperto in un modo molto onesto, non vengo mai guidato da nessun tipo di programma, da nessuna cosa predefinita. La mia è un’attività di scoperta di ciò che accade intorno a me. Nulla di strano, lo possono fare tutti. Per me il giornalismo equivale alla prima bozza della storia. E’ il giornalismo che scrive la prima bozza e allora noi dobbiamo stare con gli occhi ben aperti e vedere cosa succede, soprattutto nel momento successivo a quando noi abbiamo scattato al fotografia perché se gli scrittori possono sempre cambiare o inventare quello che hanno scritto, noi no, noi dobbiamo cogliere quel momento e quando lavoriamo con il nostro obiettivo e il click è partito e la foto è fatta dobbiamo prestare la stessa attenzione anche al momento successivo. Per me è un esercizio che ha un senso interiore di scoperta.

Pubblico: La differenza più importante che corre fra scrittura e fotografia è il tempo. E’ d’accordo?

James Nachtwey: Il tempo certamente è un elemento. Anche se è molto difficile catturare quel momento è riuscire a catturare quel momento forte che riesce a dare un significato. Questa è una grande prova da  superare: tu ti ritrovi lì, con la tua macchina fotografica, e pensi di essere alla distanza giusta, ci hai lavorato tanto per trovare in un istante quella posizione e a quella distanza; ti ritrovi in mezzo a tutto questo e devi cogliere il momento che io definisco “della verità” e che rappresenta la sfida estrema perché se riesci a cogliere quell’istante e a descriverlo in un certo modo, quell’istante risuona, vibrando; quell’istante, così, trascende il tempo, diventa un momento senza tempo. E’ il rapporto che intercorre fra la specificità di un momento e l’universalità dell’assenza del tempo che rende estremamente speciale la fotografia. Perché la fotografia è quell’attività in cui gli opposti si riconciliano con una forza potentissima. Le fotografie penetrano la mente, le immagini riescono ad attraversare quella zona cerebrale dove si
formano le parole e dove gli esseri umani acquisiscono la coscienza in un modo molto elementare e
semplice; attraverso l’intuito possiamo fare nascere le idee.

Pubblico: Credo che la forza delle fotografie stia nel fatto che non è caratterizzata da immediatezza:
l’immagine dura per tutto il tempo in cui la guardo. Forse il suo lavoro ha il ruolo che hanno i
maestri che attirano l’attenzione degli alunni su un quadro per il tempo che serve senza che si
distraggano e volgano lo sguardo altrove troppo presto.
James Nachtwey: Perché si dice che il tempo in cui guarda una fotografia sia più o meno importante? Secondo me non è il lasso di tempo ad essere importante ma quale effetto ha l’immagine su chi l’ha guardata: se tu la guardi per dieci secondi o per dieci minuti non importa, la fotografia può avere un effetto che dura per tutta la tua vita e rimane nella tua memoria in modo indelebile. L’effetto che perdura nel tempo e gli effetti che ha su chi la guarda è la cosa più importante. Sono d’accordo che vige una certa impazienza che riguarda tutta l’arte visiva. E vero però che più a lungo guardi e più ti si rivela quell’opera ed è vero che la pazienza deve essere premiata. Le persone dovrebbero dedicare più tempo al guardare, all’osservare, al pensare. Quando mi è capitato di insegnare la prima cosa che
feci nell’auditorium dove tutti si aspettavano che tenessi una lezione fu di proiettare un’immagine e chiedere agli alunni di guardarla. Non dissi un’altra parola per almeno 15 minuti; fino a che la situazione non era diventata quasi imbarazzante ed insostenibile non parlai.

Pubblico: Molti fotoreporter hanno sentito la necessità di allontanarsi per un po’ dal loro lavoro. E’ mai
arrivato il momento in cui ha avuto bisogno di fermarsi dall’orrore della guerra? E quando ha
ricominciato, come ha fatto?
James Nachtwey: Una volta Robert Capa disse che il desiderio di un fotoreporter di guerra dovrebbe essere quello di rimanere disoccupato. In effetti, gli orrori che ho visto sono cose che hanno avuto un effetto molto potente su di me, ma se accadono è importantissimo che vengano testimoniate e che la foto raggiunga il pubblico, con quello stesso sentimento. Ciò che sento e provo, personalmente, è il tentativo di trascendere le atrocità, perché come fotografo di guerra ho il dovere di testimoniare la realtà, non ci si può tirare indietro, ti devi attaccare al tuo lavoro e andare avanti. La trascendenza dei miei limiti è quello che ho cercato in ogni momento del mio lavoro.

 

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“[…] dovremmo smettere di definirlo un “fotografo di guerra”. Bisogna vedere in lui un uomo di pace, uno che per desiderio di pace va in guerra e si espone per creare la pace, partendo da un odio sconfinato per la guerra e da un amore sconfinato per gli esseri umani”. (Wim Wenders, Laudatio per James Nachtwey . Dresda, 2012)

Antonio Amaduzzi, socio fedele del CFM dal 1955, è un uomo colto e raffinato, Professore Emerito, ha insegnato, a vario titolo e in 51 anni ininterrotti di carriera, in numerosi atenei. La fotografia è la passione che lo segue da sempre, il suo modo di fotografare si ispira alla Photographie Humaniste francese e il suo stile inconfondibile nasce dallo studio approfondito di grandi autori quali Henri Cartier-Bresson e l’amico e “compagno di fotografia” Gianni Berengo Gardin, con il quale condivide la visione fotografica.

Antonio ha pubblicato diversi libri fotografici, partecipato a mostre nazionali e internazionali e ricevuto numerosi riconoscimenti.

Giovedì 9 novembre, presso l’Hotel Cavour di Milano, si è svolta la presentazione del libro di Antonio Amaduzzi “L’occhio come passione”, organizzata da Gianni Di Benedetto, titolare di Foto Ottica Cavour, storico negozio Milanese e Leica Boutique, punto di riferimento di professionisti e amatori di Milano e non solo.

All’incontro erano presenti nomi noti della fotografia: l’amico di una vita Gianni Berengo Gardin e Maurizio Galimberti, considerato dall’autore un grande artista della fotografia.

 

 

Guardando le fotografie presenti ne “L’occhio come passione”, si trova in Antonio il grande dono di riuscire a rendere straordinaria la quotidianità, non sono immagini urlate, ma sussurrate, dove si trova tenerezza, nostalgia ricordi e tanti buoni sentimenti. Il libro si apre con una selezione di immagini chiamata DUE, in cui le coppie sono elemento determinante, anche se non si collocano in primo piano nell’inquadratura, coppie di innamorati, bambini, giocatori che si sfidano, animali, ma anche l’immagine di un tavolino apparecchiato per due, in attesa di una coppia che si fermerà per mangiare qualcosa.

La parte dedicata a Oriolo Romano, con scatti degli anni ’60, si apre con il paesaggio attraversato da un treno con la locomotiva fumante, quasi a rappresentare il viaggio che faremo sfogliando le pagine successive. Ed è un viaggio nel ricordo per chi quel periodo l’ha vissuto, mentre per i più giovani è l’opportunità di conoscere com’era la realtà in quegli anni. Di questa raccolta trovo incantevole la foto del gruppo di persone sedute sulla scala, che ho scoperto scattata nello stesso momento anche dall’amico Berengo Gardin: ogni volta che la si guarda, si scopre un particolare, un elemento che impreziosisce la nostra lettura dell’immagine.

Poi ci sono le foto della festa per gli 80 anni di Berengo Gardin, la documentazione di un evento personale raccontato con leggerezza, in modo da farci condividere quegli attimi di allegria e partecipazione.

Il libro si conclude con le commoventi immagini di Oradour sur Glane, la cittadina distrutta nel 1944 dalla spietata malvagità dei nazisti. La cura compositiva e la delicatezza con cui Antonio affronta questo racconto fotografico, ci permette di entrare in punta di piedi in quel che resta di questo villaggio, di immaginarne la vita e gli abitanti e, seppur tristemente, renderci conto della grande importanza che ha la fotografia per documentare e raccontare la nostra esistenza.

Ci sono altri argomenti trattati nel libro: Scanno, Casa d’artista, Caglio, Sguardi… in tutti emerge la grande passione di Antonio che mi auguro continui a fotografare per offrirci questa visione del mondo, deliziosa e garbata così come è lui.

Lucia L. Esposto

Presidente CFM

Il Circolo Fotografico Milanese è lieto di ospitare, in una serata di approfondimento dedicata alla fotografia di architettura, il gruppo Archiminimal Photography , rappresentato da Stefano Barattini. Stefano  tratterà il tema dell’architettura in generale (elementi, stili e periodi), con un focus particolare al razionalismo e all’architettura moderna.

Stefano nasce a Milano nel 1958. Approccia la fotografia analogica attorno ai 20 anni, mentre si dedica allo studio universitario dell’architettura presso il Politecnico di Milano, studi che non porterà mai a termine ma che gli lasciano un sentimento di passione profonda verso l’architettura  e una sensibilità spiccata per tutto ciò che è geometrico e elegante nelle linee. Durante i primi anni la sua fotografia è indissolubilmente legata all’idea del viaggio, una fotografia che nasce come “fotografia turistica” ma si evolve rapidamente in indagine sul rapporto tra uomini e spazi.

Alla fine degli anni  90 motivi familiari lo allontanano dalla fotografia per quasi un decennio finchè nel 2006 con l’avvento della tecnologia digitale Stefano torna a fotografare. E sono di nuovo i temi legati all’architettura che lo affascinano:  “Sicuramente i miei studi hanno influito molto nella scelta dei soggetti fotografici. L’architettura (con particolare interesse per il periodo razionalista) e gli spazi suburbani in continua crescita sono temi che tratto periodicamente nei miei scatti e dove la figura umana è quasi sempre assente.”

Da circa 4 anni ha anche cominciato a fotografare, con notevoli soddisfazioni e  riconoscimenti, i luoghi abbandonati. Così li descrive “Questi posti emanano un fascino unico, fatto di luci e ombre, di polvere, odori e grandi silenzi ma soprattutto di ricordi. E sono questi ricordi, queste tracce del passato, che vado a cercare e catturo con la macchina fotografica. Sono una sorta di universo parallelo che vive a poca distanza da noi e che la fotografia contribuisce a riportarlo per un momento in vita.”

Per chi volesse approfondire il lavoro di Stefano Barattini può andare a curiosare i suoi scatti sulla sua pagina Flickr .

Come già accennato, alla serata saranno presenti anche alcuni esponenti del gruppo Archiminimal Photography tra cui una delle socie fondatrici Alessandra Bettoni.  Archiminimal è un  gruppo di fotografia di architettura e minimalismo urbano nel quale i fotoamatori da tutto il mondo condividono le loro  immagini di architettura urbana, moderna, classica, d’interni con incursioni anche nella fotografia di siti industriali e dell’urbex. Una realtà estremamente vivace e in decisa crescita in cui la qualità degli scatti proposti rappresenta sempre uno stimolo al miglioramento.  Ad essa sono associati una pagina instagram, una pagina Flickr e un blog, Artevitae, che tratta temi più ampi legati alle arti in genere.

La serata sarà eccezionalmente aperta al pubblico, quindi chiunque sia interessato a parteciparvi è il benvenuto!

 

Artevitae è una giovane realtà editoriale del web ideata da Alessandra Bettoni e Luigi Coluccia, affiancati da un’instancabile e preparatissima squadra formata da autorevoli redattori quali Rita Manganello, Edmondo Di Loreto, Luca Tizzi, Daniela Bonalume, Cristiana Zamboni, Franco Sondrio e Francesco Galletta. Nato all’inizio del 2017 è un blog,  che per sua stessa definizione  “nasce con l’intento di raccontare le sfumature delle varie forme di espressione artistica. Si tratta di un nuovo, poliedrico contenitore dedicato al variegato panorama artistico. I temi trattati spaziano dalla fotografia alla pittura, dall’architettura al design, dal teatro al cinema, dalla TV alla musica.

Il blog, ricco di rubriche dedicate a diversi argomenti, ne ha inaugurata ieri una dedicata alla storia dei circoli fotografici italiani, e il Circolo Fotografico Milanese, ha avuto l’onore di essere il primo ospite di tale rubrica.

Grazie alla penna della giornalista Rita Manganello e al lavoro della nostra instancabile Presidente LuciaLaura Esposto, si è ripercorso con documenti, notizie e fotografie, la storia del nostro storico circolo. Potete trovare l’articolo originale al link sottostante. Vi auguriamo una buona lettura ricordandovi che è importante conoscere e far conoscere la nostra storia!

Fotografia e Storie di circoli – Circolo Fotografico Milanese

 

 

Il circolo CIZANUM di Cesano Boscone sarà ospite del nostro circolo nella serata di lunedì 30 ottobre a partire dalle ore 21.

Dieci fotografi  ci proporranno lavori che spaziano dal ritratto, al reportage di viaggio; dalle foto di Milano, a quelle di spettacolo; dalla street, a coloratissimi dettagli, al reportage sociale. I lavori saranno presentati sotto forma di stampe che verranno esposte nel salone grande. Sarà una bella occasione di discussione e di confronto con una realtà storica come la nostra e autori di alto livello.  Ospite principe della serata sarà come al solito lei, la fotografia!

Siete tutti invitati a partecipare!

 

 

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